L'ambasciatrice
di buona volontà dell'UNHCR Angelina Jolie ha
richiamato il governo thailandese affinchè
garantisca più libertà di movimento ai profughi
situati nel nord della Tailandia. Questo dopo
aver trascorso la giornata ad ascoltare i
rifugiati che le hanno raccontato le difficoltà
che hanno dovuto affrontare nell'arco di
vent'anni di vita confinati nei campi.
"Mi sentivo molto triste quando ho
incontrato una donna di 21 anni nata nel campo
profughi e mai uscita dal campo. E oggi cresce il
suo stesso figlio dentro un campo", ha detto
Angelina dopo la visita di mercoledì scorso al
campo di Ban Mai Nai Soi, rifugio di 18111 profughi
Karenni
registrati, a soli tre chilometri dal confine
birmano, vicino a Mae Hong Son.
"Senza una
prevedibile speranza che questi
profughi possano tornare in
Birmania (Myanmar),
bisognerà trovare unil modo di
aiutarli a lavorare e diventare
autosufficienti".
Ai 111000 profughi registrati che
vivono nei nove campi nel nord
della Thailandia lungo il confine
birmano non è permesso
avventurarsi fuori dai campi per
lavorare o andare a scuola.
In
una palafitta con tetto di paglia e due stanze,
Angelina si è seduta per terra a parlare con Ma
Pai, una donna rifugiata di 44 anni appartenente
alla minoranza etnica dei Karen, che ha fatto
domanda di asilo agli Stati Uniti.
Al convitto per orfani e bambini separati dai
loro genitori, Angelina ha ascoltato con
attenzione due ragazze adolescenti, mandate dai
loro genitori oltre il confine fino al campo
profughi per poter studiare. Le ragazze le hanno
parlato della loro paura di poter essere
costrette a tornare in Birmania alla fine della
scuola.
"Speriamo di riuscire a lavorare col governo
thailandese per accelerare il processo di
integrazione in modo che non sarete costrette a
tornare in Birmania se ci fosse ancora
pericolo", ha risposto Angelina.
Il ministero per l'immigrazione thailandese, il
solo che può attribuire lo status di rifugiato a
chi fugge dalle persecuzioni e conflitti in
Birmania, deve ancora registrare 5000 persone
giunte nella provincia di Mae Hong Son tra il
2006 e il 2007, ossia l'ultima volta che ci
furono conflitti rilevanti nello stato
Kayah
appena oltre il confine. Per tutto l'anno scorso
è continuata ad affluire gente a Ban Mai Nai Soi
e in altri tre campi della provincia, per lo più
in fuga dai lavori forzati e altre violazioni dei
diritti umani.
Una donna di 26 anni, Pan Sein, ha racocntato ad
Angelina di essere fuggita dal villaggio Kayah lo
scorso novembre attraverso un pericoloso percorso
di fortuna, a piedi, che alla fine l'ha portata
al campo profughi all'inizio di gennaio.
"Non hai avuto paura di lasciare i tuoi
genitori e andare da sola?" Le ha chiesto
Angelina.
"Si, avevo paura", ha risposto Pan
Sein, "era pericoloso fuggire, ma era ancora
più pericoloso rimanere nel mio villaggio".
La visita di Angelina capita in un momento di
attenzione mondiale al grande numero di migranti Rohingya, che fuggono dallo stato
occidentale birmano Rakhine su fragili imbarcazioni,
e appena dopo che l'UNHCR è riuscita ad
incontrare 78 di loro detenuti a Ranong, nella
Thailandia del sud.
"Visitare Ban Mai Nai Soi e vedere come la
Thailandia è stata ospitale per quasi 111000
profughi Karen e Karenni arrivati negli anni, mi
fa sperare che la Thailandia sarà altrettanto
generosa coi profughi Rohingya che stanno
arrivando ora sulle loro coste", ha detto
Angelina.
"Spero che la loro situazione si stabilizzi
e che le loro condizioni di vita migliorino in
Birmania, in modo che le persone non si sentano
disperate da dover fuggire, soprattutto
considerando com'è diventato pericoloso
viaggiare", ha aggiunto. "Come per
tutti, meritano che i loro diritti umani vengano
rispettati".