Scambio
di idee tra rifugiati sulla prevenzione
della violenza sui minori.UNHCR - Johannesburg,
Sudafrica - 20 luglio 2005
Tutte le mattine
gli studenti profughi Eder Katinda e Miriam Kwete
si preparano ad affrontare quello che succede
nella loro scuola media. Quando non vanno
incontro al bullismo dei loro compagni di classe
subiscono il sarcasmo e i giudizi severi di
alcuni insegnanti.
"Ci dicono cose come: "È così che ti
hanno insegnato da dove vieni?" oppure
"Questo e quello si fa così! Se non hai
capito è colpa tua!", dice Eder cercando di
metterla sul ridere. Ma nei suoi occhi è chiara
l'umiliazione e il rifiuto.
| "Fa male
perché i maestri non dovrebbero
comportarsi così. Guardiamo a
loro come a modelli di
riferimento, protettori e figure
autorevoli ma molte volte si
schierano dalla parte dei nostri
altrettanto crudeli compagni di
scuola" aggiunge Eder. Col
sostegno dell'UNHCR Eder e Miriam
confidano le loro esperienze al
convegno dei minori che ha
preceduto la Eastern and Southern
Africa Regional Preparatory
Consultation del 18-20 luglio per
lo studio della
violenza sull'infanzia del
Segretario Generale dell'ONU.
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| Eder
Katinda (a sinistra) rifugiato
congolese al convegno dei minori
prima della Consultation
regionale contro la violenza
sull'infanzia di Johannesburg ©
UNHCR/P.Rulashe |
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La
Consultation regionale è un'iniziativa
internazionale designata dall'Assemblea Generale
dell'ONU del 2001 che ha il compito di affermare
i diritti dell'infanzia ad essere protetti da
tutte le forme di violenza e di attirare
l'attenzione sulle dimensioni e la natura della
violenza specialmente nelle sue forme meno
visibili. Sprona gli stati membri ad adempiere
all'obbligo di difendere l'infanzia impegnandosi
a prevenire la violenza sui minori e a
intervenire per il loro recupero.
La Consultation di Johannesburg è la nona e
ultima sessione di un'iniziativa internazionale
iniziata nel Marzo di quest'anno. Eder e Miriam
sono due dei quattro ragazzi rifugiati presenti
all'incontro.
"I giovani rifugiati e rimpatriati fanno
esperienza dello stesso tipo di violenza subita
dai loro coetanei", dice Joan Allison,
UNHCR's Senior Regional Advisor for Refugee Women
and Children. "Tuttavia possono essere più
vulnerabili perché oltre a sembrare diversi
vengono spesso esclusi dalle iniziative
internazionali in difesa dell'infanzia. Per
questo abbiamo voluto garantire la loro
partecipazione qui da noi".
Eder and Miriam sono insieme ad altri giovani
profughi vulnerabili che nel corso degli anni
hanno ricevuto sostegno attraverso un progetto
artistico psicosociale promosso dall'UNHCR
nell'ambito di un programma che si occupa della
violenza sessuale e nei confronti delle donne
(SGBV - Sexual and Gender Based Violence).
"Il progetto è stato un vero esercizio
terapeutico", ha detto Allison.
"Abbiamo scoperto che per i bambini è più
facile parlare attraverso i disegni, specialmente
di argomenti complessi e delicati come la
violenza. Prima parliamo di cose a loro
familiari. Poi disegnano tutti i posti dove sono
andati mentre parlano della loro vita e delle
loro attività. Poi chiediamo loro dov'è
successa la violenza, in che modo si manifesta e
i bambini disegnano queste cose sopra a tutto
quello che hanno già disegnato. A quel punto
chiediamo loro come si difendono in questi
ambienti e da queste persone e le strategie che
adottano per proteggersi dalla violenza".
Come risultato del progetto artistico i disegni
di 97 bambini si trovano in mostra alla Regional
Consultation. L'altro maggiore contributo
dell'UNHCR è una ricerca sul punto di vista dei
bambini sulla violenza.
Lo studio è stato condotto in tre ambiti
differenti. Il primo studio riguardava una
situazione di rimpatrio e reintegrazione in
Moxico, una provincia dell'Angola. Il secondo è
stato condotto nel campo profughi di Mayukwayukwa
in Zambia e il terzo si è tenuto nei centri
urbani sudafricani di Johannesburg e Cape Town.
Ora concluso e sottoposto alla Regional
Consultation lo studio contiene rivelazioni quali
ragazze costrette a sposarsi contro la loro
volontà in Zambia, gente locale che impedisce ai
bambini rimpatriati di andare a scuola e ragazze
costrette a prostituirsi per rimediare i soldi
per mangiare in Sudafrica. Le raccomandazioni
dello studio patrocinano la difesa dell'infanzia
dalla violenza, riducendo le discriminazioni e
aiutando i bambini ad affrontarle provvedendo tra
l'altro al sostegno psicosociale.
"Abbiamo rispedito a tutti i 100 ragazzi che
hanno partecipato al convegno una versione adatta
a loro della relazione, che viene distribuita
anche in questo convegno", dice Allison.
"Come UNHCR vogliamo che anche i rifugiati
siano inclusi in tutti i programmi nazionali o
regionali che affrontano la SGBV per migliorare
il loro accesso ai servizi esistenti che si
occupano di violenza sui minori".
Paulo
Sérgio Pinheiro esperto indipendente incaricato
dal Segretario Generale dell'ONU di condurre lo
studio sulla violenza sui minori, dice che la
partecipazione dei bambini merita una menzione
speciale e che è cruciale ascoltare la loro voce
e il loro unico punto di vista su un argomento
che li riguarda.
Miriam si ricorda di quando una volta suo padre
ha lasciato lei e i suoi fratellini sotto la
custodia di uno zio prima di lasciare la
Repubblica Democratica del Congo. Malgrado lo zio
ricevesse istruzione di mandarli a scuola e molti
soldi, costringeva i bambini al ruolo di
lavoratori minorili domestici proibendo loro di
andare a scuola per tre anni.
"Una ragazzina in piedi su una seggiola
perché non raggiungeva il lavello che lava pile
di piatti, è un'immagine che porterò dentro di
me per il resto della mia vita", dice
Miriam, ricordando come i suoi diritti sono stati
violati da un membro della sua stessa famiglia.
Sebbene la Convenzione dei diritti dell'infanzia
che gode di un'approvazione quasi universale è
stata ratificata da 192 su 194 stati ed è un
punto di riferimento per il riconoscimento dei
diritti dei bambini, Allison e Pinheiro sono
d'accordo sul fatto che ci sia bisogno di fare
molto di più.
"La parola della legge da sola non cambia la
mentalità tradizionale", dice Pinheiro.
"C'è bisogno di attuare una campagna di
informazione costante per aumentare la
consapevolezza sulle conseguenze negative dei
trattamenti patologici dei bambini. Se vogliamo
costuire un ambiente sano per i nostri figli,
entrambi il governo e la società civile devono
fare passi concreti per affrontare l'argomento
della violenza sui minori".
Eder and Miriam sono tutti e due fieri di aver
avuto l'opportunità di partecipare all'udienza e
condividere con i loro coetanei sudafricani il
punto di vista dei rifugiati riguardo alla
violenza sull'infanzia.
"Come rifugiati abbiamo anche la
responsabilità di educare i nostri coetanei e
gli adulti su chi siamo e i diritti che
condividiamo coi bambini sudafricani",
conclude Eder. "È un compito che prosegue
nella mia scuola dove abbiamo discusso, mediato e
raggiunto un accordo coi nostri capoclasse e
altre figure autorevoli su come affrontare, tra
le altre cose, la credenza dominante che i
bambini stranieri siano cronicamente
indisciplinati e problematici".
Alza le spalle "Non è facile cambiare la
mentalità della gente, ma è un'inizio".
I convegni regionali e dei bambini sono stati
agevolati dal sostegno dell'UN Children's Fund (UNICEF) e coordinati con
l'Ufficio dell'Alto Commissariato ONU per i
Diritti Umani (OHCHR), World Health
Organisation (WHO) e altre organizzazioni
ONU incluso l'UNHCR e i partner locali quali il Governo
Sudafricano.
Pumla Rulashe - UNHCR Sudafrica
UNHCR, Refugee Children Page
UNICEF, UN Study on Violence
against Children
UNICEF, Study on Violence
Against Children Press Room
UNICEF, UN Secretary General's
study on Violence Against Children
UNICEF, Call to ban corporal
punishment wraps up South Africa meeting on
violence
UNICEF, Regional meeting in
South Africa calls for an end to violence against
children
UNICEF, United Nations
Secretary General's study on Violence against
Children: Eastern and Southern Africa Regional
Children's Consultation
End
All Corporal Punishment of Children
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